venerdì 1 aprile 2011

Pensieri del venerdì

Venerdì sera. Ho cenato con una pasta al gorgonzola e una frittata cipolla e rucola (mia suocera ama i sapori forti!!!!!). Il mio cuoco cucina poco in casa quindi lo sostituisce sua mamma. Comunque, sarà la cena saporita, sarà la stanchezza del fine settimana, ma i pensieri nella mia testa fanno a gara per saltar fuori.
L'altro giorno in università abbiamo fatto un laboratorio con il professore di psicologia in cui dovevamo raccontare una situazione in cui ci siamo trovati in difficoltà durante i tirocini passati. A me è venuta in mente una mattina che mi ha fatta rimanere in silenzio per il resto della giornata. Ero alla terza settimana di tirocinio nelle cure domiciliari, un mondo emotivamente particolare, e avevo deciso di cambiare zona e fare quella di Ivrea centro. Ore 7:30, io e l'infermiera saliamo in macchiana e partiamo con il giro dei prelievi. Ne facciamo un paio e poi arriviamo al cancello di una villetta carina e un po' nascosta alla vista. Era presto, il sole non era ancora sorto ed ero ancora un po' addormentata. Scendo dalla macchina e prendo la borsa dei prelievi e le impegnative del medico con le etichette da mettere alle provette. Leggo nomi e cognomi e poi gli occhi mi si fermano sulla data di nascita di uno dei due pazienti: 1985... Un ragazzo giovane. Il sonno mi intorpidisce ancora il cervello, quindi subito non realizzo, poi mi blocco e mi chiedo:" Chissà come mai un ragazzo così giovane ha bisogno che passiamo noi a fargli il prelievo a casa?" Poi Simona mi riporta sul pianeta terra suonando il campanello, uno di quei campanelli che si sentono anche da fuori mentre li suoni e che ti infastidiscono se tardi di pochi millesimi di secondo a togliere il dito. Entriamo in casa, le luci sono ancora tutte spente tranne quella della cucina. Ci accoglie una donna sulla quarantina, ha ancora addosso il pigiama, i capelli raccolti con una pinza. Sul viso ha ancora i segni del sonno, o forse no.... Forse sono i segni della stanchezza ma non per il sonno, sembra stanca della routine giornaliera. Ci accompagna in cucina e ci offre il caffè. Rifiutiamo perchè l'abbiamo preso nella casa precedente appena 10 minuti prima. Allora si prepara per farsi fare il prelievo. L'infermiera mi dice:" Lo faccio io così facciamo più in fretta:". Va bene. Poi mi faccio una domanda:"Ma il giovane ragazzo sarà ancora a letto?". Mentre penso Simona ha già finito e mi dice di seguirla. La signora ci fa strada ma l'infermiera sembra sapere già la strada. Quando si accende la luce del salotto (mi pare) i miei occhi ci mettono un attimo ad abituarsi alla luce bianca intensissima. Poi finalmete vedo il giovane paziente.... E' steso in un letto da ospedale, con una sacca de catetere che spunta dalle coperte e un tubo di una flebo che corre fino ad una boccetta appesa ad un trespolo. Ha ancora gli occhi chiusi, ma appena la mamma lo chiama appoggiandogli dolcemente una mano sul braccio si spalancano. Sono blu come il cielo. So che può sembrare una frase da baci perugina, ma il colore era proprio quello del cielo. Splendido. "Ciao Luca!". Sento la voce di Simona che lo saluta.
Luca.....
Un bellissimo ragazzo di 25 anni con gli occhi blu cielo coricato in un letto di ospedale nel suo salotto, con un catetere e una flebo.
"Lo faccio io anche a lui."...... Eh, sì, cosa???? No aspetta ma dove siamo, aspetta un attimo......
Poi realizzo: è proprio un bellissimo ragazzo di 25 anni con gli occhi blu cielo coricato in un letto di ospedale nel suo salotto, con un catetere e una flebo.
Simona ha già infilato l'ago e sta riempiendo la sfilza di provette etichettate. "Devo fare anche l'urocultura, Maria hai tenuto le urine di tutto il giorno di ieri?".
"Sì! Sono in bagno!"
Mi giro e sono sola, ovvero, con Luca.
"Ciao! Come ti chiami?".........
"Ehmmmmmmmm..... Jessica! Tu Luca vero?!?"
"Sì! Ho venticinque anni!"..................
"Io venti!".......Silenzio...... Mi guardo intorno. La parete a cui è accostato il letto è tappezzata di fotografie e al palo della flebo sono appesi un paio di peluches. Uno ha in mano un cuore con su scritto ti amo.
"Sono i miei amici!"......... Come ha fatto, non gli ho chiesto chi erano!?!
Sento i passi di Simona e mamma Maria.
"Abbiamo fatto, possiamo andare! Ciao Luchino!"
"Ciao Simo!...... Jessica, vieni vicina?"
................... mi avvicino............. Mi da un bacio sulla guancia.... "Ciao Jessica! Torna!"
"Ciao Luca!"
Esco dalla casa accarezzandomi la giancia e salgo in macchina in silenzio, silenzio che romperò solo per salutare e presentarmi ai pazienti.
"Stava festeggiando il diploma, è caduto dal balcone e ha avuto un trauma cranico. Sono cinque anni che sta a letto. Ma è migliorato, all'inizio non parlava nemmeno!"
Che scherzo la vita! Io dopo il diploma non ho festegggiato, per me era tutto così normale. Invece lui era felice di essersi diplomato, festeggiava e in un secondo gli è cambiata la vita.
Come Dome, tornava da lavoro, era a 200 metri da casa e in un secondo gli è cambiata la vita. Già.... Dome.... Lo conoscevo poco, ci avevo parlato si e no 3 volte, ma quando ho iniziato ad andare a trovarlo in ospedale ho iniziato a volergli bene. Sì, gli voglio bene!
Ecco il pensiero che ha vinto! Ora che almeno uno è uscito mi metto il pigiama e vado a letto con la testa un po' più leggera.

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